27th Gen 2010

mi ricordo

mi ricordo la 128 blu di mio papà
mi ricordo pane, burro e zucchero
mi ricordo tutte le parole di Autogrill di Guccini
mi ricordo la farinata dopo il cinema
mi ricordo quel capodanno a Modena
mi ricordo della prima volta che ho visto Venezia
mi ricordo che non ci credevo
mi ricordo la pubblicità della girella e che la morale era sempre quella
mi ricordo mia mamma con le treccine e le perline
mi ricordo la palla pazza che strumpallazza
mi ricordo le parole esatte della mia professoressa di italiano il primo giorno della prima media
mi ricordo i trasferelli che non si trasferivano mai completamente come volevo
mi ricordo come si guida una 2cavalli
mi ricordo la prima e unica sberla di mio padre
mi ricordo le zigulì a manciate
mi ricordo di quando ti ho detto ti amo
mi ricordo la tua risposta
ma questo è facile perché non è successo molto tempo fa ma a me piace ricordarlo lo stesso perché la memoria va tenuta in allenamento.

memoria.jpg

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14th Dic 2009

il presidente della domenica

donnadomenica.jpgIeri sera (domenica!), mentre guardavo in tv le immagini mandate in loop dell'aggressione a Berlusconi, una strampalata (ma neanche poi troppo) associazione mentale mi ha riportata alla trama di un libro di Fruttero e Lucentini diventato film nel '75 con la regia di Luigi Comencini.
Nell'afosa Torino de La donna della domenica, appena prima degli sconvolgimenti degli anni '70 e degli anni di piombo, un individuo equivoco, il volgare e viscido architetto Garrone, professionista fallito, viene misteriosamente assassinato, colpito sulla zucca con un fallo in pietra.
Mastroianni-commissario Santamaria indaga nell'ambiente borghese in cui il defunto razzolava.   
Nella versione milanese dei nostri giorni, in un clima di tensione e violenza verbale alimentata quotidianamente da politici primedonne isteriche e media cani da riporto, un imprenditore in cattive acque sceso in politica (non si sa se viscido, ma di sicuro 'utilizzatore finale') viene colpito sulla zucca da una statuetta del Duomo, bela madunina compresa.
Bon, in quanto a stile, finzione-realtà (e anche Torino-Milano, direi) 100 a zero: qui non c'è giallo, ma solo la triste storia di un fuori di testa. E non c'è nemmeno l'affascinante Mastroianni, ma una task force di poliziotti e bodyguard palestrati impegnati a prender farfalle.
Meno male che poi, tra un dispaccio medico e l'altro, sono intervenuti alcuni ministri della nostra povera Repubblica a riportarmi alla triste realtà.
Parte subito il Ministro alla difesa Ignazio La Russa: "Quando si fanno le manifestazioni non per un partito ma contro una persona e si incita all'odio questo è il risultato. Questo è il frutto della politica dell'odio". Condivisibile, peccato però che lo affermi uno che poco più di un mese fa in tv, con le vene del collo di fuori, berciava: "POSSONO MORIRE, ma il crocifisso resterà in tutte le aule della scuola, in tutte le aule pubbliche. POSSONO MORIRE, POSSONO MORIRE loro e quei finti organismi internazionali che non contano nulla". Vabè dai, apprezziamo lo sforzo. L'idea c'era, era sufficiente che nella spartizione delle cose da dire questa l'avessero assegnata qualcun'altro/a. Chessò, ad esempio la Carfagna, la Brambilla e la Gelmini di solito ripetono bene.
Poi tocca al Ministro dell'interno Roberto Maroni (quello a capo delle forze dell'ordine che non hanno visto il Duomo di Milano librarsi nell'aere) che coglie la palla al balzo e usa la faccia rotta altrui al fine di sponsorizzare un suo vecchio sogno ed avvicinare l'Italia all'Iran e alla Cina: la censura del web. "Non intendo tollerare che su internet si continui a inneggiare alla violenza" dice allo speciale Tg1, "Non si possono tollerare atteggiamenti come 'ammazzare Tizio o Caio' senza che si possa intervenire".
Poi, quando le acque si saranno calmate, il ministro ci spiegherà come intende intervenire nei confronti dei suoi compagni di partito, che presumibilmente un computer non sanno nemmeno accenderlo, ma inneggiano senza frontiere direttamente dalle piazze, dai giornali e dalla tv (che a differenza di internet entra in TUTTE le case).

Un poker d'assi ad esempio:
"Se necessario imbracceremo i fucili contro la canaglia comunista romana" (Bossi, Corriere.it, 06/04/08).
"Come si sa, preferisco la legge del taglione" (Calderoli, L'Espresso, 06/12/07)
"Darò subito disposizioni alla mia comandante dei vigili urbani affinché faccia pulizia etnica dei culattoni" oppure "I gommoni degli immigrati devono essere affondati a colpi di bazooka" (Gentilini, LaRepubblica.it, 09/08/07).
"Noi ai clandestini bastardi gli diamo il mille per mille di calci in culo con la legge Bossi-Fini" (Borghezio, quello che propose di usare i proiettili di gomma contro gli immigrati, citato ne La Repubblica, 23/06/02)

No, niente da fare, violenza 1.000. Stile zero. E coerenza sotto zero.

 

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18th Nov 2009

Amministratori Coccaglioni

lecrociate.jpgSta mattina apro il giornale e leggo: "Brescia, il comune leghista di Coccaglio lancia l'operazione White Christmas . I vigili casa per casa a controllare gli extracomunitari: chi non è in regola perde la residenza".
Coooosa??
Vado avanti: "Per le feste il Comune caccia i clandestini. Vigili casa per casa per identificare chi non è in regola e togliere le residenze. Obiettivo 'Far piazza pulita' dice il sindaco. E l'assessore alla Sicurezza afferma 'Per me il Natale non è la festa dell'accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità'".
Di primo acchito son rimasta esterrefatta. Era necessaria questa evocazione di crociate e tutto questo fervore religioso per far rispettare una legge dello Stato, brutta quanto vuoi, ma comunque parte del nostro ordinamento?
Poi ho pensato… ma vuoi vedere che dietro questa cosa si nasconde un'idea geniale?
In questo Paese, in cui il senso della giustizia e del rispetto delle leggi si è completamente disintegrato, non basta più appellarsi ai principi di legalità di uno Stato laico per ottenere il rispetto delle norme e delle istituzioni.   
Occorre trovare qualcosa di più forte, che riconsegni al nostro Paese il senso di vergogna per la trasgressione delle norme e il timore di una pena (certa) nel caso si commettano dei reati.  
Occorre qualcosa di incisivo, che faccia leva su principi profondamente radicati in tutti noi italioti come… come… "La nostra identità e le nostre tradizioni cristiane"!! …Giacché con il semplice senso dello Stato e del rispetto degli altri ci puliamo le parti intime.
E quindi… Ottima idea!
Geniali questi amministratori Coccaglioni!

Ma perché fermarsi al solo reato di clandestinità? Una così bella iniziativa ispirata alla 'cristiana pulizia' merita sicuramente di essere estesa ad altri reati.
Se non sbaglio c'è un comandamento che dice: "Non rubare". Esorterei la Guardia di Finanza a farsi un giro natalizio nelle case dell'hinterland bresciano a stanare commercianti, liberi professionisti e piccoli imprenditori evasori e a fargli il contropelo guidati dal motto: "Il Natale non è la festa dello scudo fiscale, ma della tradizione cristiana, della nostra identità".
E poi ci sarebbero anche comportamenti che non costituiscono reato ma che meriterebbero più attenzione quando si avvicina il White Christmas e tutti diventiamo una sol cosa con le nostre tradizioni cristiane. Che dire, ad esempio, di "Non commettere atti impuri"? Gli zelanti vigili di Coccaglio sicuramente sapranno dove farsi dei giretti notturni per pinzare qualcuno dei loro concittadini (bravi padri di famiglia) con le braghe calate in qualce auto… Perché non dimentichiamo che: "Il Natale non è la festa dei puttanieri (o utilizzatori finali), ma della tradizione cristiana, della nostra identità".
Poi c'è anche "Non desiderare la moglie del tuo prossimo" e qui vale la pena ricordare che "Il Natale non è la festa del perdono dell'infedeltà coniugale, ma della tradizione cristiana, della nostra identità".
Nulla la tradizione cristiana dice sul desiderare il marito del tuo prossimo.

Quindi, donne di Coccaglio a Natale… DATECI DENTRO!!

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27th Ott 2009

minoranza al cubo

mummia03.jpgVado, non vado, vado, non vado, ma mi si nota di più se vado e voto Fini o se non vado proprio? Vado, non vado, vado, non vado, ok vado.
E sono andata
Che all’inizio mi son detta: ma io mica sono del PD che ci vado a fare? Sarebbe come se andassi ad esprimere la mia opinione riguardo al parroco del paese (paragone a pensarci bene nemmeno troppo lontano), chi se ne importa? Decidano un po’ loro da che cilicio vogliono essere guidati. Ho anche pensato che, come al solito, sarei andata a “decidere” una roba già decisa (che se uno nel PD è sostenuto da D’Alema è un po’ come se nel campionato italiano una squadra fosse sostenuta da Moggi) Poi ho pensato che questo esercizio di democrazia poteva essere un’occasione, che la persona che più mi ispirava magari non era proprio quella giusta (con quel carisma da criceto morto) ma era giusta l’idea, l’idea di qualche cosa di nuovo per davvero, di europeo, di laico, qualche cosa che non sapesse di sconfitte già viste e di muffa di sezione (PCI o DC) e, cosa affatto secondaria, l’unico che pareva essersi accorto della mia esistenza “contronatura”.

Datemi 2 euro e vi cambierò l’Italia.
Davanti alla sezione in cui ho votato c’era la coda e anche bella lunga, giovani però pochini pochini e quei pochi avevano tutta l’aria di essere appena usciti dall’oratorio lì vicino e di doverci tornare per l’ultimo giro di Do prima della merenda.
Madonna, mi sono detta, andiamo bene, non mi sento rappresentata nemmeno dalla fila figuriamoci dai candidati che su quella scheda mi sarebbe piaciuto trovare ad esempio il nome di una donna.
Ma non mi sono scoraggiata: resistere resistere resistere, non si può sempre solo criticare.
E ho votato (non per Fini)
E ho perso
E che palle.

Il giorno dopo mi sono risvegliata minoranza della minoranza della minoranza (minoranza al cubo) e circondata da persone evidentemente prive di olfatto tanto non solo da non sentirla questa puzza di vecchio ma addirittura da considerarla aria fresca e nuova!
Ma anche persone intelligenti dico, ma cosa è successo? Quando è successo? Probabilmente è stato in quella settimana in cui sono stata a New York che mentre io mi beavo in tutto quel luccichio obamico (?) qua in Italia una nube tossica entrava nei cervelli dei piddini (?).
Non si spiega altrimenti come si faccia a considerare nuovo e alternativo uno come Bersani (e non il cantante!).
Ma questa gente capace che quando va al museo egizio crede di essere al MoMa.

Ma io al MoMa ci voglio andare per davvero che è dalla terza elementare che mi fanno vedere ste mummie.

..in un recinto chiuso non ci sto, oh no …
né con la destra, ma nemmeno col PD
che bestia, che bestia..

poppò pero poppò perooooooooo

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26th Ott 2009

viola di mare, viola da amare?

viola-di-mare.jpgParto con una domanda:
raccontare una storia d'amore gay è uguale a raccontare una storia d'amore eterosessuale? Le dinamiche, l'evoluzione emotiva, anche solo le pause, le modalità comunicative, la comprensione, l’esasperazione di meccanismi? Questione aperta. A voi la risposta.
Per quanto riguarda la storia in sé invece c'è da dire che sono riusciti a rendere poco credibile una storia vera.
La profondità nell'evoluzione emotiva dei personaggi è inesistente. Non un'emozione che "risuoni" vera, che mi faccia entrare lì dentro, che prenda lo stomaco, non un primo piano emozionante, in cui si legga un sottotesto.
Succedono cose, si susseguono eventi, ma potevano anche essere meno. Tutto è stato rappresentato con una superficialità degna delle affermazioni che si sentono sul tram.
In tutto il film si lanciano pietre che non fanno nemmeno un cerchio nell'acqua. Non esiste mai un rapporto causa effetto fino al finale velatamente (ma non troppo, a farci caso) cattolico. Pecchi? Una volta ti perdono, due no. Tiè.
Parliamo dell’interpretazione? Belle eh. Punto. Mi dispiace, ma punto. La profondità espressiva  abita altrove, e pure la sensualità. La scena di sesso (pure esplicita, e non fugace) suscita un pensiero tipo: "Chissà se la Solarino ha la cellulite…"
Ma… a parte questo perché mi fa incazzare? L'Italia ha buttato al cesso il primo film a tema lesbico con una grossa distribuzione e questi nomi con un film brutto che se non avesse avuto questa tematica che può fare botteghino non sarebbe uscito neanche per scherzo. Il film è brutto a priori. Ma che lo sia così tanto il primo film italiano di genere mi fa incazzare. Un bel po’.
Una cosa invece mi fa pensare: alcune donne hanno detto: "Il film è intenso, preparati a piangere, e la Solarino è bellissima".
A parte il fatto che anche io qualche lacrima l'ho versata, ma… non è così difficile far piangere: a volte bastano la musica giusta e un'immagine. La lacrima non è sempre conseguente ad un'azione drammatica forte. Basta poco, se lo si sa fare.
Per il resto mi fa pensare che c'è evidentemente così poco attorno, un vuoto comunicativo sull'argomento, un tale bisogno di sentirsi rappresentati e sentire parlare di qualcosa che vagamente ricordi la propria storia, che ci si fa bastare questo film.

A me non basta.

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NEWS: sul sito della Rete Agatergon e stata pubblicata l'intervista alle BADhOLE 

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26th Ott 2009

lo spazio che non ti aspetti

lo spazio biancoMi piace vedere i film al cinema, mi piace uscire di casa (a volte anche controvoglia) per andare al cinema, mi piace usare il mio blocchetto di biglietti pre-pagati, mi piace arrivare prima e vedere anche i trailer e le pubblicità perché anche le pubblicità sono più belle al cinema e poi, soprattutto, mi piace quando al cinema mi capita di vedere un bel film.
Ultimamente sono stata fortunata, ho visto tre bei film: l'ultimo di Woody Allen "Basta che funzioni", i Bastardi di Tarantino e "Lo spazio bianco" di Francesca Comencini.
Su Woody Allen non riesco ad essere obiettiva perché penso che sia un genio (si era solo preso una vacanza in giro per l’Europa), di Tarantino parlano sempre tutti e poi è esattamente il film che tutti ci aspettavamo da lui.

Lo spazio bianco invece mi ha stupita.
È poetico senza essere melenso, è intimo senza dimenticare il mondo che gira intorno.
Lo spazio bianco parla di vita, di morte, di attesa, di resistenze e di solitudini e lo fa senza demagogia e dando voce ad una donna non addomesticabile, per citare la grande Alda Merini.
Meravigliosa l'interpretazione della Buy, che mai come in questa occasione ho visto così convincente e ben diretta.

Che le attrici in Italia ci sono eccome, basta avere il coraggio di scrivere per loro.

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NEWS: sul sito della Rete Agatergon e stata pubblicata l'intervista alle BADhOLE  

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20th Ott 2009

baciAttrici fuori tema

caprettaEscort, parlamentari più belle che intelligenti, donne offese, gay picchiati, niente legge contro l'omofobia, ministri pericolosi, magistrati con i calzini turchesi, opposizione ridicola, primarie del PD, lost in wc, dieci domande, manifestazioni, stampa libera, mafia, papello, lodo alfano, mondadori, liberi tutti, posto fisso, fannulloni, foto con le corna…

E le BADhOLE cosa fanno?

Un cortometraggio d'amore.

Non è che abbiamo smesso di indignarci e di arrabbiarci per quello che ci circonda ma forse il nostro livello di incazzatura ha raggiunto livelli così alti che abbiamo sentito la necessità di andare un po' "fuori tema", per salvarci.
Quindi dopo esserci dedicate alle calciAttrici e alle lottAttrici siamo passate alle baciAttrici.
"La capretta di Chagall", nostra ultima fatica, parla di quanto si è ridicoli e bellissimi e tristi e felici quando si è innamorati e di come anche le donne più rock possano cadere vittime di Laura Pausini.

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17th Set 2009

molto badholico

La rete a volte regala delle vere perle. Questa è davvero geniale.


Vai direttamente al video su Youtube

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03rd Set 2009

basta!

Insieme contro omofobia e transfobia

Venerdì 4 settembre 2009, ore 21.00
Piazza Castello, di fronte Palazzo Madama (Torino)

Porta tante amiche, amici e candele

 

bastacandela.jpeg

 

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27th Ago 2009

Agata e la Libertà

agata-e-la-tempesta.jpgAgata è una bellissima bambina di 5 mesi e io l’altra notte l’ho sognata; l’ho sognata che era grande, bella e di sinistra (nel mio sogno esisteva ancora).
Nel mio sogno Agata viveva in un Paese pieno di sole, mare e libertà e anche la gente di quel Paese amava il sole, il mare pulito e la libertà, tanto che in tutto il mondo era conosciuto proprio come il popolo delle libertà.
Infatti nel mio sogno tutti erano liberi, Agata era libera di starsene in pace sulle spiagge bellissime del suo Paese senza che nessuno la disturbasse non so per assurdo arrivando con un Suv; era libera di leggere al sole nei parchi e nelle piscine della sua città vestita o svestita come voleva; era libera di fermarsi davanti ad una discoteca a baciarsi con chi le pareva perché anche se davanti ad una discoteca non è il posto più romantico del mondo si sa che quando ti viene voglia di un bacio mica stai a guardare dove sei.
Nel mio sogno Agata era libera di essere cittadina del Paese che più le piaceva e lei aveva scelto proprio questo e capiva benissimo perché arrivassero fin lì da tutto il mondo, con ogni mezzo possibile ed impossibile per stare proprio lì dove lei aveva avuto la fortuna di nascere.

Poi, ad un certo punto del sogno, non so se per colpa della peperonata della sera prima, arriva qualcuno, un industriale, un mafioso, un Calderoli o uno svastichella qualsiasi, che tenta di togliere ad Agata le sue libertà e allora si scatena un putiferio mai visto (questo si senz'altro colpa della peperonata), gente che urla, che protesta, tutti incazzati che dicono: "Ma come? Siamo o non siamo il popolo delle libertà?".
E Agata, che è pure di sinistra, si incazza più degli altri e scende in piazza con i suoi amici e tutta la sua bellissima famiglia e le sue libertà se le riprende eccome.

A quel punto il sogno finisce, io mi sveglio nell'afa di un italico agosto sudata e felice e la prima cosa che faccio è chiamare a casa di Agata per raccontare il sogno alle sue due mamme:
- pronto
- ciao ragazze come state?
- ciao. Un disastro, Agata ha avuto gli incubi tutta la notte si è addormentata solo ora
- accidenti proprio oggi che dovete partire
- eh si, 18 ore di traghetto fino a Barcellona
- vedrete che una volta là dormirà bene. E pure voi.

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