26th Ott 2009

lo spazio che non ti aspetti

lo spazio biancoMi piace vedere i film al cinema, mi piace uscire di casa (a volte anche controvoglia) per andare al cinema, mi piace usare il mio blocchetto di biglietti pre-pagati, mi piace arrivare prima e vedere anche i trailer e le pubblicità perché anche le pubblicità sono più belle al cinema e poi, soprattutto, mi piace quando al cinema mi capita di vedere un bel film.
Ultimamente sono stata fortunata, ho visto tre bei film: l'ultimo di Woody Allen "Basta che funzioni", i Bastardi di Tarantino e "Lo spazio bianco" di Francesca Comencini.
Su Woody Allen non riesco ad essere obiettiva perché penso che sia un genio (si era solo preso una vacanza in giro per l’Europa), di Tarantino parlano sempre tutti e poi è esattamente il film che tutti ci aspettavamo da lui.

Lo spazio bianco invece mi ha stupita.
È poetico senza essere melenso, è intimo senza dimenticare il mondo che gira intorno.
Lo spazio bianco parla di vita, di morte, di attesa, di resistenze e di solitudini e lo fa senza demagogia e dando voce ad una donna non addomesticabile, per citare la grande Alda Merini.
Meravigliosa l'interpretazione della Buy, che mai come in questa occasione ho visto così convincente e ben diretta.

Che le attrici in Italia ci sono eccome, basta avere il coraggio di scrivere per loro.

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NEWS: sul sito della Rete Agatergon e stata pubblicata l'intervista alle BADhOLE  

2 Responses to “lo spazio che non ti aspetti”

  1. silviavideo Says:

    Finalmente sono andata anche io a vedere ‘Lo spazio bianco’.
    Bellissimo. Ho scoperto che la Buy è strepitosa anche quando non fa il solito personaggio che le appioppano tutti i registi. Bravissima per questo la Comencini (Francesca), ma anche per le scelte registiche in generale e per la scrittura.
    Ed è proprio la costruzione della narrazione la cosa che mi ha colpita di più di questo film; la vicenda personale della protagonista è infatti punteggiata dalla presenza di personaggi secondari forti e positivi, anche se toccati da vicende tragiche, che ci parlano di alcuni degli aspetti più orrendi della nostra società, dal lavoro nero all’usura, dagli infortuni sul lavoro alle tremende leggi (che poco hanno di laico) che regolano alcuni aspetti del nostro diritto di famiglia e che permettono l’intromissione delle istituzioni nel nostro privato.
    E’ l’esempio di come un film che tratta di un’esperienza personale tanto distante da quelle comunemente vissute dalla grande maggioranza delle persone possa parlare in realtà di tutti noi.
    Sono uscita dal cinema un po’ meno incazzata con i miei compatrioti, pensando che anche nella reltà esistono persone belle e forti come quelle della Napoli della Comencini, un po’ acciaccate, spesso battute ma ancora capaci di resistere.
    E sotto l’effetto di questo sentimento positivo mi sono chiesta: siamo davvero costretti a rimanere impotenti come di fronte a un’incubatrice aspettando che la democrazia, la laicità, il senso della giustizia e delle vergogna nascano o muoiano definitivamente nel nostro Paese, o potremmo fare qualcosa di più?

  2. milena Says:

    mi piace molto questa lettura “sociale” che hai dato ad un film solo all’apparenza così privato.
    anch’io spesso mi chiedo se potremmo fare qualcosa di più che non starcene davanti all’incubatrice italia ad aspettare ma forse, come succede nel film, ci affezzioniamo così tanto ai personaggi davanti alle incubatrici che ci dispiace quasi staccarcene e così rimaniamo lì in attesa in attesa in attesa in attesa

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