Gentile Signora Amministratrice, durante il periodo pre-natalizio, tutta presa dalla frenesia del regalo e accanita alla rabbiosa ricerca di un parcheggio, la nostra intrepida regista si è imbattuta in questo singolare cartello.
Ora, di per se già sarebbe abbastanza surreale da scatenare alcune polemiche osservazioni, ma se vi diciamo che questo cartello troneggia nel parcheggio di una nota multinazionale svedese del mobile e della polpetta (tutte e due per altro con il medesimo sapore), le osservazioni del caso si fanno molteplici. La multinazionale in questione è da sempre considerata all’avanguardia nella concezione della casa e delle persone che la abitano, basta ricordare i primi cataloghi che ci venivano distribuiti dove imperversavano famiglie multietniche (con mamma biondissima, papà clone di bob marley e nidiata di figli inspiegabilmente con gli occhi a mandorla), gruppi di donne impegnate in un happy hour sul divano KLIPPAN, uomini con il grembiulino aggirarsi felici tra le sedie ROBERTO e poi spazi concepiti per chi vive da solo e insomma tutta una serie di… di… di… FAMIGLIE possibili che ci faceva desiderare di viverci davvero in quel catalogo perché sì dovevi adattarti a chiamare gli oggetti con nomi cretini, spesso impronunciabili e pieni di consonanti ma almeno avevi la sensazione di vivere in un posto civile e non in quella succursale del seminario che è l’Italia. E poi cosa è successo? Com’è che all’improvviso la FAMIGLIA è solo più quella cosa lì che c’è sopra il cartello? Perché non ci sono dubbi lì ci sono disegnati un papà (che porta i pantaloni), una mamma (che ha la gonna e spinge una carrozzina), e un primogenito (presumibilmente maschio perché uguale al papà solo più basso). Per curiosità vado a vedere l’ultimo catalogo e anche lì la FAMIGLIA è solo più quella cosa lì, proprio uguale uguale al cartello nel parcheggio. La mamma è sempre biondissima e se il papà è nero si è comunque tagliato i capelli e guarda un po’ di storto la mamma (perché forse si è accorto che c’è qualcosa di strano se i figli hanno gli occhi a mandorla), il divano KLIPPAN c’è sempre però ospita uomini senza grembiule che urlano invasati guardando la partita in tivvù e tra i fornelli e le sedie ROBERTO è tornata una donna da sola che cucina le polpette di compensato.
Insomma, qui nella colonia pontificia anche gli svedesi si devono adattare e invece di essere loro a “contagiarci” laicamente siamo noi che spargiamo il nostro bigottistico punto di vista del mondo fastidioso come la polvere sugli scaffali IVAR.
E comunque per la cronaca la regista ha rapito un bambino dal vicino ipermercato ed ha parcheggiato urlando “MIO MARITO ARRIVA SUBITO, SI E’ SOLO FERMATO AL SEMAFORO A PESTARE IL LAVAVETRI!” tutti l’hanno lasciata passare guardandola compiaciuti: UNA VERA FAMIGLIA ITALIANA!